Documentario Fotografico pag.11

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Bussana Vecchia, il villaggio degli artisti (Liguria)

Bussana Vecchia è un piccolo villaggio posto su una rupe incantata nel pressi di San Remo, nell’entroterra ligure. Un piccolo angolo utopistico che cela una storia unica: il paese infatti fu distrutto dal terremoto alla fine del 1800 e i segni evidenti della catastrofe rivivono tuttora nelle sue rovine ancora visibili. Il paese in seguito al cataclisma fu abbandonato dai suoi abitanti e venne ricostruito più a valle con il nome di Bussana Nuova. Negli anni Sessanta grazie all’impegno di un gruppo di artisti il paese riprese a vivere, fu così che liberi pensatori scelsero di dare vita alle proprie arti in quel luogo silenzioso, creandosi dapprima le proprie dimore in forma di piccole case simili a delle calde ed accoglienti grotte, per poi fare rifiorire nel nome dell’Arte il nome di Bussana. Da allora la 'magia' di Bussana è cresciuta e i suoi abitanti continuano pazientemente a creare tra le loro vie e le loro piazze, circondati dagli antichi ruderi, da una veduta sul mar ligure dipinto sotto la collina e, circondati dall’aria permeata dal profumo dei fiori della riviera. La fama del paese degli artisti si è diffusa nel mondo e ogni anno migliaia di turisti in arrivo da ogni angolo del pianeta arrivano catturati dalla favola di Bussana per capire i segreti di questo piccolo paese che ha saputo ritornare alla vita.
Tratto dal libro "La Comunità" di Vanni Giuffrè: “La prima volta che mi hanno parlato di Bussana Vecchia, è stata al Casinò di San Remo. Presentavo una mia mostra personale di oli e disegni. In quei giorni conobbi Carlo Nannicini. Mi fece notare che, a soli sei chilometri da San Remo, esisteva un paese abbandonato, dalla rara bellezza. Corsi subito a vederlo e la sorpresa fu grande, quando, dopo alcuni tornanti oltre il paese nuovo di Bussana, mi comparve quel nido d'aquila che in seguito avrebbe condizionato buona parte della mia vita. Su un pizzo d'argilla si ergevano i resti di case, chiese, carruggi e piazzette che si stagliavano contro l'azzurro del cielo. Conobbi, così, gli unici abitanti del posto: Ottavio Baicchi, burbero toscano che gestiva una tana chiamata Osteria e Gelsomino, giovane emigrato dal sud, dotato di un difficile fraseggio che comprendevo più per la sua colorita mimica che per altro. Appresi anche che, in una casa situata sopra la piazzetta dell'Oratorio, era venuto a stare un ceramista, di nome Clizia, torinese, ma anche lui trapiantato in Liguria da qualche tempo. In seguito, venni a sapere, che aveva tentato di creare una Colonia di artisti fra quei ruderi, però senza risultato. Preferendo, come alternativa, gestire un locale tipico nella vecchia parte di San Remo, alla Pigna.
Rimasi tutto un pomeriggio a fantasticare fra sassi e piante di ruta. Archiviavo nella mia mente ogni profilo di quelle case sventrate. Prendendo misure immaginarie di vicoli e portali. Ascoltando rumori antichi, che si celavano nelle profonde cantine vuote e buie di quegli stabili abitati un secolo prima ed ora come in fremente attesa di una nuova vita improbabile. Pesante storia, quella, perchè intravedevo, a breve termine, la possibilità di dover fare una scelta. Una scelta improvvisa che, trovandomi alquanto impreparato, mi turbava. E' stato come interrompere una bella relazione con una persona cara per intraprenderne un'altra altrettanto affascinante ma dagli sviluppi imprevisti. Di quella scelta, oggi, non rimpiango nulla. Dei quindici anni e più, passati a Bussana Vecchia, serbo un ricordo sofferto ma vitale. Ricco di pagine belle e brutte. Come parti integranti della vita umana. Che sono serviti a forgiare l'individuo. Come una vera scuola di vita e di sopravvivenza.”
Consiglio a tutti di leggere l'ottimo libro di Vanni Giuffrè che descrive i gesti e la vita della nascita e crescita della Comunità di Artisti di Bussana Vecchia.
Da allora arrivarono a Bussana Vecchia artisti provenienti da tutta Europa. Alcuni stabiliscono qui la loro dimora, altri vi soggiornano ogni anno per periodi più o meno lunghi. Alla fine degli anni 60 la "Comunità" conta circa trenta artisti tra pittori, scultori, ceramisti, scrittori, musicisti, attori e designers. In seguito qualcun'altro lascia il villaggio, altri invece vengono tutt'ora conquistati dal fascino di questo antico borgo e decidono di fermarsi per vivere e per creare le loro opere in questo angolo di pace, serenità e di magia.

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