Documentario Fotografico pag.22

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L'Abbazia Sacra di S.Michele (Piemonte)

La Sacra di San Michele è un complesso architettonico collocato sul monte Pirchiriano, all'inizio della Val di Susa; è situato nel territorio del Comune di Sant'Ambrogio ed appartiene alla diocesi di Susa. È il monumento simbolo della regione Piemonte. Ristrutturato, è affidato alla cura dei padri Rosminiani.
Vide l'uomo delle caverne a Vaie e a Villarfocchiardo, i pastori e gli agricoltori neolitici, i palafitticoli dei laghi di Avigliana e di Trana. Fortificato dai Liguri e poi dai Celti divenne, nell'epoca storica e fino al 66 d.C., dominio dei due re Cozio, amico il primo di Cesare Augusto. Subentrati i Romani, questi dedicarono il luogo a divinità alpine, lasciandone traccia in frammenti marmorei epigrafici. Pirchiriano è il nome antichissimo del nostro monte: forma elegante di Porcarianus o monte dei Porci, analogamente ai vicini Caprasio, o monte delle Capre, e Musinè o monte degli Asini. Questi nomi hanno un legame col culto dei Celti, popolazione che tra le prime abitò la Valle di Susa.
Diffuso in Italia dall'Oriente, specie in luoghi elevati e solitari, fu portato quassù forse fin dai secoli VI e VII. I Longobardi celebrarono il glorioso Arcangelo per oltre un secolo. Il loro ricordo è segnato soprattutto nella toponomastica locale: avevano infatti come protettori S.Michele, S.Pietro, S.Ambrogio; ai piedi del monte fortificarono le "Chiuse", dove però furono sconfitti da Carlo Magno nel 773. I Carolingi non lasciarono ricordo quassù, ma la loro scomparsa, alla fine del secolo IX, fu causa di tali sconvolgimenti da permettere ai Saraceni l'invasione delle Alpi Occidentali e probabilmente l'occupazione del Pirchiriano. Il loro nome rimase al "Truc Sarasin" (la Bonaria). Fra tante rovine, la Chiesa andò acquistando il potere di esercitare sui propri fedeli giurisdizione civile; fu in tal modo che il Pirchiriano passò al Vescovo di Torino.
Dopo seicento anni di vita benedettina, la Sacra restò quasi abbandonata per oltre due secoli! L'abitavano un cappellano e un romito. Nel 1836 Re Carlo Alberto ottenne che Papa Gregorio XVI vi chiamasse Antonio Rosmini con la congregazione religiosa da lui fondata, detta Istituto della Carità. Contemporaneamente il re affidava in custodia ai PP.Rosminiani le salme di ventiquattro reali di casa Savoia, traslate dal Duomo di Torino, ora tumulate in basilica entro pesanti sarcofagi di pietra. La scelta di questa antica abbazia evidenzia la prospettiva della spiritualità di Antonio Rosmini che, negli scritti Ascetici, richiama costantemente ai suoi religiosi la priorità della vita contemplativa, quale fonte ed alimento che dà senso e sapore ad ogni attività esterna: nella vita attiva il consacrato entra solo dietro chiamata della provvidenza e tutte le opere, in qualsiasi luogo o tempo, sono per lui buone se lo perfezionano nella carità di Dio. I padri Rosminiani rimasero alla Sacra anche dopo che l'iniqua legge dell'incameramento dei beni ecclesiastici nel 1867 spogliava la comunità religiosa dei pochi averi che le avrebbero garantito un dignitoso sostentamento e all'edificio un minimo di manutenzione. Essi vi sono tuttora, mentre le mura sacrensi echeggiano d'un insolito fervore di iniziative, favorito dalla visita del papa (14/7/91), promosso e confortato dalla presenza di tanti volontari, sostenuto da enti pubblici e privati, soprattutto dalla regione dopo che la legge speciale del 21/12/94 ha riconosciuto "La Sacra monumento simbolo del Piemonte".
Negli ultimi anni la Sacra ha avuto un'attenzione speciale, generosa e incoraggiante, da parte di enti pubblici e privati. Un'intelligente azione, finalizzata alla tutela ed alla valorizzazione del monumento, la svolgono da sempre le soprintendenze: lo fanno con studi mirati, ma sopratutto sollecitando e garantendo gli indispensabili interventi di restauro da parte degli organi statali competenti. La regione ha potuto occuparsi della Sacra solo recentemente: lo sta facendo in modo deciso e incoraggiante dopo che l'ha avuta in concessione dal demanio ed ha avviato la pratica per averne presto la proprietà. Nel mentre è stato completamente rifatto il tetto della chiesa e quello del monastero vecchio; importante il restauro del Portale dello Zodiaco, quello delle pregiate tavole e tele. Molto utile e felice è stato l'intervento nel così detto Sepolcro dei Monaci, così pure quello del recupero conservativo entro il monastero vecchio, nelle antiche foresterie e sala del pellegrino, sugli archi rampanti.

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